giovedì 14 luglio 2011

E' per te questo tramonto, di cui i tuoi occhi,consumano i colori....


Ieri, io e Alexandra siamo andati al mare alle sette e mezza...faceva davvero troppo caldo, come anche oggi, c'erano ben 41 gradi, non potendo andare di pomeriggio, non avendo automobili abbiamo deciso di andare sul tardi a fare il bagno e goderci il tramonto...L'acqua era caldissima, e che ve lo dico a fare, una goduria. Queste sono le foto di quel tramonto bellissimo.

lunedì 11 luglio 2011

Spleen

quando, come un coperchio, il cielo pesa greve
 Sull'anima gemente in preda a lunghi affanni,
  E in un unico cerchio stringendo l'orizzonte
  Riversa un giorno nero più triste dell notti;

    Quando la terra cambia in un'umida cella,
      Entro cui la Speranza va, come un pipistrello,
      Sbattendo la sua timida ala contro i muri
      E picchiando la testa sul fradicio soffitto;

      Quando la pioggia stende le sue immense strisce
  Imitando le sbarre di una vasta prigione,
      E, muto e ripugnante, un popolo di ragni
      Tende le proprie reti dentro i nostri cervelli;

      Delle campane a un tratto esplodono con furia
      Lanciando verso il cielo un urlo spaventoso,
  Che fa pensare a spiriti erranti e senza patria
      Che si mettano a gemere in maniera ostinata.

       E lunghi funerali, senza tamburi o musica,
      Sfilano lentamente nel cuore; la Speranza,
      Vinta, piange, e l'Angoscia, dispotica ed atroce,
      Infilza sul mio cranio la sua bandiera nera.

I'm My Converse

I only want that you know that I'm my converse

Un atomo opaco del male


creò il mondo perchè provava solitudine. Lo plasmò così come si plasma l'argilla.. lo immaginò come un punto brillante nel buio della sua mente. quando lo ebbe modellato egli fu felice di vedere come fosse più brillante di come lo aveva immaginato. Lo pose delicatamente nel vuoto,capì che era troppo fragile.. e mai se ne distaccava ma continuamente lo seguiva con lo sguardo. In un momento della sua esistenza,poichè ancora nn esistevano i giorni e le ore, egli decise di azzardare..Accese, nella fragilità di quell'equilibrio la vita.. i suoi pensieri erano foschi,ma nn vi badò...si concentrò sugli esseri che creava.. all'inizio nn erano che esseri informi senza intelletto alcuno,vagavano nel grembo del mondo ma con il passare di lunghe ere si trasformarono,divennero esseri infami e meschini.. capaci di provare amore... si...lo stesso sentimento che egli provava per quel punto nel buio, tuttavia egli notò che il loro amore era un sentimento egoista e terribile. Questi uomini...così li chiamò..si uccidevano tra loro per i motivi più stupidi, distruggevano ciò che li circondava, uccidevano nei modi più bruti chi era più debole...se ne dispiacque...pianse...e pensò che fosse colpa sua..sapeva di non poter tornare indietro,di non poter più recuperare la purezza della sua creazione.Decise che non avrebbe distrutto ciò che aveva creato, non aveva la forza, no la forza l'aveva, ma non aveva il cuore, capì invece che sarebbero stati gli stessi uomini a distruggere il mondo. prima di andar via, dilatò il vuoto intorno al mondo, lo fece terribilmente grande....infinito...affinchè un giorno gli uomini, guardandolo, potessero sentirsi,nello stesso modo, infinitamente soli.

Narciso

Nel racconto narrato da Ovidio, Eco, una ninfa dei monti, si innamorò di un giovane vanitoso di nome Narciso, figlio di Cefiso, una divinità fluviale, e della ninfa Liriope. Cefiso aveva circondato Liriope con i suoi corsi d'acqua, e, così intrappolata, aveva sedotto la ninfa che diede alla luce un bambino di eccezionale bellezza. Preoccupata per il futuro del bambino, Liriope consultò il profeta Tiresia che predisse che Narciso avrebbe raggiunto la vecchiaia, “se non avesse mai conosciuto se stesso.”
Quando Narciso raggiunse il sedicesimo anno di età, era un giovane di tale bellezza che ogni abitante della città, uomo o donna, giovane o vecchio, si innamorava di lui, ma Narciso, orgogliosamente, li respingeva tutti. Un giorno, mentre era a caccia di cervi, la ninfa Eco furtivamente seguì il bel giovane tra i boschi desiderosa di rivolgergli la parola, ma incapace di parlare per prima perché costretta a ripetere sempre le ultime parole di ciò che le veniva detto; era stata infatti punita da Giunone perché la distraeva con dei lunghi racconti mentre le altre ninfe, amanti di Giove, si nascondevano. Narciso, quando sentì dei passi e gridò: “Chi è là?”, Eco rispose: “Chi è là?” e così continuò, finché Eco non si mostrò e corse ad abbracciare il bel giovane. Narciso, però, allontanò immediatamente in malo modo la ninfa e le disse di lasciarlo solo. Eco, con il cuore a pezzi, trascorse il resto della sua vita in valli solitarie, gemendo per il suo amore non corrisposto, finché di lei rimase solo la voce.
Nemesi, ascoltando questi lamenti, decise di punire il crudele Narciso. Il ragazzo, mentre era nel bosco, si imbatté in una pozza profonda e si accucciò su di essa per bere. Non appena vide, per la prima volta nella sua vita, la sua immagine riflessa si innamorò perdutamente del bel ragazzo che stava fissando, senza rendersi conto che era lui stesso. Solo dopo un po' capì che l'immagine riflessa apparteneva a lui e, comprendendo che non avrebbe mai potuto ottenere quell’amore, si lasciò morire struggendosi inutilmente; si compiva così la profezia di Tiresia. Quando le Naiadi e le Driadi vollero prendere il suo corpo per collocarlo sul rogo funebre, al suo posto trovarono un fiore cui fu dato il nome narciso. Si narra che Narciso, quando attraversò lo Stige, il fiume dei morti, per entrare nell'Oltretomba, si affacciò sulle acque limacciose del fiume, sperando ancora di vedersi riflesso.